Tre parole per Parigi

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Più di novantamila parole censite, per quattromila cinquecento piani sequenza, raccolti in novanta giorni, da due artisti, in una sola città: Parigi. Ma bastano questi numeri per raccontare una capitale come questa? No. Eppure l’esperimento di Cokau Lab, studio parigino di comunicazione audiovisiva, aiuta senz’altro a farsi un’idea su cosa ci resta tra le mani, oggi, del mito di questa città.

La sua bellezza sfacciata, il suo patrimonio immenso, un carattere schivo, le sue contraddizioni scandalose, il suo innato eclettismo. E poi la sua gente, le sue divergenze profonde. Le sue ferite. C’è tutto (o quasi) nella clip che lancia “Trois Mots pour Paris” (Tre parole per Parigi), un interessante progetto digitale, semplice ed efficace, che offre ad ognuno la sua Parigi partendo dalle prime tre parole che (ce) la evocano. Parole che non sono mai le stesse, giacché diversa è in ognuno la percezione di questa capitale, ma che sempre sono fedeli all’immagine della vecchia città ferita eppure ancora, e orgogliosamente, seducente.

A sei mesi dagli attentati di Parigi, e poco più di un anno da quelli alla redazione di Charlie Hebdo, con questo progetto Cokau Lab riesce in un duplice, e per niente scontato, obiettivo: evocare in una manciata di minuti l’essenza più pura di questa città nell’immaginario collettivo, e condensarne qualche goccia nella memoria individuale di ognuno. E fare l’uno e l’altro con la stessa, sconcertante, coerenza narrativa.

Che si traduce così.