La gente da dietro

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Roberto Gramostini lavora nella pubblicità come designer grafico, ma è da fotografo che è finito da qualche giorno sotto la lente dei tipi della rivista Ignant. Il merito? Una serie di scatti che ritraggono in maniera impersonale soggetti sconosciuti. Tutto qui? Sì. Ma il punto è come. O meglio: cosa c’è dentro quel come.

Perché su una cosa, davanti a queste foto, dovremmo essere più o meno tutti d’accordo: non sembrano affatto dei capolavori. Anzi. Guardandole, verrebbe da chiedersi come diavolo siamo finiti a bruciare minuti preziosi scorrendo avanti e indietro una galleria di immagini che non ha apparentemente niente di particolare. Il cui risultato può sembrare persino sporco. Anzi lo è.

Immagini che suggeriscono cose che già sappiamo, che abbiamo visto miliardi di volte camminando per strada, distrattamente, ma pensando sempre a qualcosa, qualcosa di ogni volta diverso, eppure scandagliato nello stesso, identico, precisissimo modo. Immagini che pur non avendo mai visto prima conosciamo bene, tanto bene, perché parlano di noi, di quel noi che sta raccolto nei pensieri sparsi che facciamo, e nella maniera goffa e maniacale con cui proviamo a metterli insieme e a dargli un ordine, sia pure inutile, fittizio, e allora aspetta un attimo. Ecco cos’hanno di speciale. Eccolo il come.

La potenza di queste immagini sta tutta qui:
nel modo che hanno di evocare quel noi passeggero di quando, da dietro, posiamo gli occhi
sulle spalle di chi ci precede.

Come ci si riesce, è faccenda propria a un talento. Ha a che fare con lo stato grezzo delle cose (grezzo, non sporco). E per quel che mi riguarda, basta a parlarne in termini d’arte.

Ph credit: Roberto Gramostini