Il vecchio Tarzan

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Se per Jep Gambardella era il marchio inequivocabile di un destino votato alla sen-si-bi-li-tà, nel mio caso può darsi si debba invece molto più semplicemente al fatto che “la fessa”, io, ho cominciato ad apprezzarla relativamente tardi. Eppure come il protagonista de La Grande Bellezza, da ragazzo, dentro quella specie di melassa spazio-temporale che è l’odore delle case dei vecchi – di certe case, di certi vecchi -, anch’io ci avrei passato intere stagioni dell’adolescenza.

Ma non l’ho fatto. Così tutto quello che mi resta è un’eredità di ricordi vaporosi e una fascinazione incredibile per chi, in quel mondo lì, aveva la fortuna pazzesca di viverci. Di più: aveva il potere di generarlo.

Quindi li osservo, i vecchi, tutte le volte che posso, con una curiosità e un’attenzione quasi morbose. E ogni volta sotto l’unico pretesto che mi sembra capace di giustificare una tale, spropositata dedizione. Quello secondo cui, che abbiano o meno storie interessanti da raccontare, in ognuno, ma proprio in ognuno di loro, è custodita una molecola più o meno distinguibile del segreto ultimo dell’esistenza di tutti. Quale che sia il percorso che li ha portati fin dove sono arrivati, e le condizioni in cui l’hanno fatto, loro, quel grano microscopico, ce l’hanno. Il gioco, ma gioco non è la parola giusta, è capire come si manifesta in ogni singolo individuo. Ma sempre, sempre, partendo dal presupposto che c’è. Che è lì. E se non lo vedi, problema tuo (mio).

Con presupposti del genere, Rosette, Mauricette et Roby, il lavoro della fotografa berlinese Zoé Beausire, è stato per me una specie di manifesto. La conferma ultima che non sono ancora del tutto scivolato nella sfera della patologia. O, se sì, che nelle fobie talvolta può esserci incastrato dentro pure qualcosa di parecchio seducente, se così si può dire. E soprattutto, che sono in buona compagnia. Perché la delicatezza quasi assoluta che fodera queste immagini, non è che un inno alla particolare inclinazione per una certa estetica del decadente che ha mosso la curiosità di parecchi prima di me. Non resterei incollato per ore al web, altrimenti, in certe notti di metà dicembre, in cerca di scene di Nebraska che mi pare di non aver apprezzato a dovere. O non mi sorprenderei così di frequente a immaginare come sarebbe stato bello se Mastroianni, prima di salutare, avesse avuto la forza di regalarci l’ultimo personaggio di cui sperava di vestire la pelle: il vecchio Tarzan.

Ph Credits: Zoe Beausire