Xavier Dolan: la prospettiva di un genio

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Del talento di Xavier Dolan si è già scritto di tutto. Specie negli ultimi anni. Da quando con quello dei film all’attivo è cresciuto pure il numero dei premi che è riuscito a portarsi a casa. Quattro, cinque, ma di quelli che contano. E che a ventisette anni gli valgono già una carriera e un posto tra i grandi. Oltre a un genio universalmente riconosciuto. Perché sulla naturalezza con cui Dolan maneggia la materia complessa del sentimento umano, piaccia o meno quel che racconta, è difficile non essere tutti d’accordo.

Eppure in questa minuziosa opera di setaccio critico del suo lavoro, nella ciclica sviscerazione di questo talento e nella scomposizione sistematica del suo prodotto, qualcosa, di questo prodigio, è comunque sfuggito.

Qualcosa che ha a che fare più col metodo, però, che non col merito. Perché se della scelta dei piani sequenza e della predilezione per certe inquadrature abbiamo saputo abbastanza, se dell’uso frequente del rallenty e dei primi piani, o del ricorso generoso all’allegoria nei film di Xavier Dolan si è detto tutto ciò che si poteva dire, se insomma di questo codice estetico conosciamo minuziosamente la struttura teorica, quello che c’è sempre mancato è stato qualcuno che ce lo mostrasse in tutta la sua complessa elementarità.

Questo qualcuno è Sharon López. A lei dobbiamo infatti il video che chiude questo post e che condensa alla perfezione tutta l’armonia del cinema di Xavier Dolan. Sublimata, tra le altre cose, da quel brano pazzesco che è A new error, dei Moderat, che fa da tappeto a una delle scene più belle, di uno dei lavori tra i meglio riusciti a Xavier Dolan: Laurence Anyways. (film da NON vedere doppiato in italiano)

Dividendo lo schermo in otto parti uguali e ponendo in evidenza la messa a fuoco dell’immagine, questa clip letteralmente disseziona lo sguardo e consente di apprezzare nel dettaglio l’ordine, la pulizia e il rigore garbato con cui Xavier Dolan offre il suo mondo ai nostri occhi.

Per gli impallinati del genere, l’immaginario geometrico di Dolan si aggiunge a pieno titolo al lungo e variegato elenco di peculiarità che hanno fatto grandi i più grandi: dalla prospettiva di Stanley Kubrick, alle riprese dal basso di Quentin Tarantino a quelle aeree di Wes Anderson. Kubrick, Tarantino, Anderson. E adesso, pure Xavier Dolan.

Il video dura 3’30’’, ma dopo 15 secondi si capisce bene perché il tipo è già uno del clan.
Ah, se al minuto 1’34’’ succede che la bocca vi si spalanchi da sola, tranquilli, è normale.