Dimmelo con le mani: lo stile italiano della comunicazione non verbale

Alla_Mano_Jacopo_Maria_Cinti

Italiani popolo di santi, poeti, navigatori e gesticolatori niente male. Se agli occhi della maggior parte del mondo non riusciamo infatti ancora a emanciparci dalla santissima trinità cibo-mafia-mammamia!, certo non consolerà sapere che, per quello che resta della civiltà, non abbiamo mai smesso di essere il prototipo di persone in grado di far atterrare un aereo, che so, ordinando un paio di caffè ristretti al bar.

E questo per via di un curioso quanto amabile e tipico tratto dell’italico carattere che ci spinge a farcire espressioni del volto, accenti acuti e gravi, e perfino smorfie della bocca, con ampissimi movimenti della testa, che declinano lungo le braccia, che culminano nelle mani (baby one, two, three).

Insomma, che ci piaccia oppure no, noi italiani, siamo gente “alla mano”. Gesticoliamo, e tanto. C’è poco da fare. Per rendersene conto basterebbe per esempio passare giusto un po’ di tempo fuori dall’Italia. Andarsene magari qualche mese a Londra. O a Berlino. O a Parigi. Ecco, sarà sufficiente mettere di nuovo piede in Italia per capire che no, davvero, non c’è scampo. Noi, quell’aereo, lo faremmo atterrare sul serio. E allora, visto che tanto per il mondo saremo comunque sempre quelli che fanno andare le mani alla stessa velocità della lingua, tanto vale che le cose siano spiegate una volta per tutte, e per benino.

A prendersi la briga di farlo in nome e per conto dell’Italia intera, è stato Jacopo Maria Cinti. Regista e direttore creativo con alle spalle una laurea all’Istituto Europeo di Design e decine di collaborazioni nell’ambito del lusso, oggi Cinti è art director presso Mr Porter. E se non sapete di che parlo, beh, vi state perdendo qualcosa.

Proprio per i tipi di Mr Porter, infatti, Cinti s’è divertito a mettere in scena questa specie di nevrosi tutta italiana legata alla comunicazione non verbale. Un manuale perfetto dell’arte della gesticolazione all’italiana, ecco cos’è “Alla Mano”, il micrometraggio che spiega passo dopo passo – pardon, mano dopo mano – com’è che ci si comporta se l’obiettivo è quello di essere scambiati, almeno da lontano, per dei perfetti italiani.

Una manciata di minuti di grande piacevolezza e smisurata autoironia, buoni per farci gonfiare un po’ il petto davanti al mondo perché, sì, d’accordo, gesticoleremo pure, ma hai visto che stile?!