Vedere le cose dove non sembravano

My_baby_youll_be_Charles_Steven_Frank

Se tra i meriti da riconoscere a uno scrittore c’è quello di dare i nomi alle cose, vederle, le cose, dove altri nemmeno sognerebbero di guardare, è invece talento proprio dei registi.

Per convincersene, basterebbe cercare di riconoscere quelle stesse cose negli stessi angoli dove loro, i registi, hanno posato lo sguardo prima di noi, messo il naso e poi le mani, tirando fuori il meglio del meglio. Consegnandocelo.

Capiremmo non soltanto che non è roba per noi questa di riconoscere in qualcosa l’incredibile per il solo fatto di guardarla, ma soprattutto che se in quel gesto di consegnarcelo i registi non avessero pure offerto al nostro intelletto strumenti assai più efficaci – scandagli – per permetterci di raggiungerlo in profondità, col nostro ridicolo armamentario culturale in dotazione questo meglio noi l’avremmo forse solo a malapena costeggiato.

Ma l’aspetto più interessante di tutti, parlando di registi e di questo loro particolare genio, è che la probabilità di avvicinarsi a una qualche idea di verità sul mondo è la stessa guardando un blockbuster o un cortometraggio costato due soldi.

Un esempio chiaro è quello di Charles Steven Frank.
In meno di tre minuti giovane regista ci conduce
a un passo dalla verità assoluta sulla più determinante, enigmatica e irripetibile delle relazioni umane.

Di esempi del genere, da queste parti, dovreste trovarne qualcuno (tra i più limpidi, su tutti, questo). Ma anche l’ultimo approdato su queste pagine rende bene l’idea. È quello offerto da Charles Steven Frank, giovane regista americano che per la piccola casa di produzione Voyager Creative ha illuminato, se così si può dire, il rapporto più antico del mondo, anzi forse il più antico di tutti, per mostrarcelo sotto una luce inedita. E bellissima. Per farlo, Charles Steven Frank ha scelto l’angolazione più intima di cui disponeva. In “My Baby You’ll Be“, Frank ci mette davanti il legame per eccellenza, quello tra un figlio e una madre – quello tra lui, e sua madre – e ci porta a un passo dalla verità assoluta sulla più determinante, enigmatica e irripetibile delle relazioni umane.

My_baby_youll_be_Charles_Steven_FrankIl risultato è un buco allo stomaco. Un racconto brutale, garbato e autentico dell’unico sentimento che da sempre tiene unite madri e figli: l’assenza. Una testimonianza viscerale e profondissima, eppure ascrivibile al patrimonio collettivo, dalla delicatezza struggente.