I bambini (il degrado) e noi

Schermata 2018-04-22 alle 20.01.02

In una scena che vale il film, e il film è Gli anni in tasca, un bimbo ignaro precipita dal decimo piano di un palazzo prima di atterrare sopra una grande aiuola verde. Svariate decine di metri più in basso. Ridente. Illeso.

Credo che François Truffaut, in quel modo, volesse dirci che il misterioso e irriducibile territorio che è l’infanzia, altro non sia, in fondo, che una breve stagione di incosciente invulnerabilità. Ma anche che i tempi e le visioni dei bambini, a noi adulti, non potranno mai appartenerci del tutto. Troppo leggeri, troppo luminosi per la nostra penombra.

Parecchi anni più tardi, i pochi secondi che aprono The Kids, il potente cortometraggio del regista canadese Kristof Brandl, ribaltano completamente questa tesi. E lo fanno, per di più, servendosi delle stesse immagini evocate da Truffaut. Solo che stavolta il bambino è (ancora) un uomo che fluttua nel cosmo; in uno spazio, inteso come universo, che diventa la rappresentazione scenica ideale per la madre di tutte le attese: quella di venire al mondo. Resta la caduta, ma è piuttosto una discesa agli inferi. Di colpo scompare l’incoscienza. E non c’è più traccia nemmeno di invulnerabilità.  A differenza di Truffaut, Brandl non risparmia a quel bambino la violenza dell’impatto con la realtà. Attraverso i suoi occhi, ci mostra in che razza di cani rabbiosi il degrado sappia trasformare a volte gli uomini. In appena sette minuti di assoluto virtuosismo convivono lacrime e eroina; stanno insieme aghi, sogni e preghiere, tossicomania e purezza. Paura e innocenza, mescolate con lo stesso sapiente dosaggio.

E come se non bastasse, a un tratto lo specchio si gira e ci mostra la nostra condizione di adulti impotenti, incapaci, comunque colpevoli. Restiamo soli, in compagnia di quel bambino a pezzi. Il turbamento che ne deriva è forse la migliore delle lezioni possibili. Perché ci racconta con rara esattezza quanto insopportabile ci appaia la viltà del genere umano, quando è rivolta verso le creature più fragili della propria specie.